Chi sono
Cesare G. Rossi, alias AmericaCube: è il mio nickname, e qui sotto trovi la storia.
AmericaCube nasce nella prima metà dei mitici anni ’60 (“Eravamo io, Fidel, Cumpay Segundo, Paco Pegna, Teofilo Stevenson, Takeshi Kitano, Gian Battista Baronchelli, Tashenko, John Paice Muller, Herbert Blanck, Eugenio Bersellini, Il Brasiliano Del Genoa Eloi, Maurizio De Zolt, Silvano Ramaccioni, Giuseppe Pontigia, Maria Laura Baccarini, Tatti Sanguinetti, Rossana Podestà, Enzo Cerusico, I Clash, Grag Lucanis, Massimo Briaschi, I Profeti, William Hanna & Joseph Barbera.”).
Da subito la sua curiosità si manifesta nelle attività di smontaggio e mai rimontaggio dei giocattoli che l’azienda di famiglia vende sotto casa.
Per qualche imprecisata ragione, all’età di quindici anni, inizia ad interessarsi delle vicende americane. Ne viene talmente assorbito che prende il nickname di “AmericaCube” (America Al Cubo, ma la dizione corretta inglese sarebbe “AmericaCubed”), sentito e captato male al volo durante una delle trasmissioni delle gare di America Cup alle quali partecipa la barca italiana “Il Moro di Venezia”.
Si diploma Perito in Elettronica Industriale presso l’istituto “G. Omar” di Novara nell’anno 1982.
Grazie ad un amico che gli fa conoscere i primi personal computer capisce quale sarà una delle passioni della sua vita: l’informatica. Compra uno dei primi AppleCompatibili italiani, il Lemon ][, ed inizia a programmare in AppleSoft Basic. La naturale evoluzione del mondo informatico lo porta ad arrivare al PC IBM. Grazie a questa passione inizia a raggranellare i primi soldi sviluppando software per alcune aziende milanesi.
In una di queste aziende viene “infilato”, per mancanza di numero legale, in un corso di formazione sulle tecniche di comunicazione (no, non quelle informatiche). È amore a prima vista: da quel momento, per circa dieci anni, AmericaCube eroga corsi di formazione informatica per tutto il territorio italiano. La PNL e le tecniche di comunicazione per lui non hanno più segreti.
Viene assunto alla fine del secolo scorso (sic!) come formatore e consulente in una nota azienda ligure (ora romana) del mercato dell’informatica.
Durante un pomeriggio di progettazione di un corso di formazione ascolta alla radio l’intervista ad un esperto di vino, che dichiara: “Pensate che con lo stesso vitigno, a pochi chilometri di distanza, si possono ottenere vini completamente diversi…” La naturale curiosità di AmericaCube non può far passare inascoltata la dichiarazione: si documenta sull’argomento e si iscrive ad un corso per sommelier. Da qui nasce un’altra passione: l’enogastronomia. Il lavoro lo porta spesso e volentieri a cenare fuori, e quindi AmericaCube inizia a scrivere le recensioni dei ristoranti che frequenta.
Il corso è stato solo l’inizio: oggi AmericaCube è sommelier AIS e ONAV e Parmelier, cioè degustatore ufficiale del Parmigiano Reggiano. E non si ferma: sta studiando per diventare assaggiatore di formaggi ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggio).
Dopo 14 anni in VMware, oggi lavora in TD Synnex come Tech Presales nel team VMware, e la curiosità continua ad essere il motore della sua vita. Vive insieme alla sua compagna, con quattro Mac (i PC sono spariti: oggi in casa c’è solo materiale Apple) e un meticcio di Jack Russell di nome Dot, che deve il nome al punto nero che ha sulla schiena.
Recentemente ha dichiarato: “Siamo rimasti proprio quattro gatti curiosi: siamo io, Fidel, Paco Pegna, Soto Major, Paolo Morelli, Giulio Velasco, Paola & Chiara, Valeri Popov, Marco Taradash, Pietre Ugrumov, Giulio Nuciari, Uri Keller, Stella Carnicina, Gianni Bugno, Arco Nada, Viggo Mortensen, Ciccio Desideri, Philip Sgras, Francesco Benigno, Donald Saterland, L’arbitro Tombolini, Il Banco Del Mutuo Soccorso, Giorgio Agi, Federica Moro, Giuliano Terraneo, I Led Zeppelin ed Ettore Pio, il pediatra dei nipoti di Mario e Pippo Santanastaso”

Perché “Words of Wonder”?
Vi starete chiedendo (presunzione tutta mia) perché “Words of Wonder”, Parole di Meraviglia. Era il titolo del mio vecchio sito, “AmericaCube: Words of Wonder”, e se siete arrivati fin qui probabilmente siete curiosi. Ecco: la curiosità, la capacità di meravigliarsi ancora di ciò che succede.
Quella frase fa parte della mia vita perché, a ripensarci, ogni mia passione è nata da un momento di meraviglia: i giocattoli smontati e mai rimontati, i primi personal computer fatti conoscere da un amico, un corso di comunicazione in cui sono finito quasi per caso, la frase di un esperto di vino ascoltata alla radio, che mi ha fatto chiedere come da uno stesso vitigno potessero nascere vini così diversi. Ogni volta la curiosità è stata il motore, e la meraviglia la scintilla che l’ha accesa.
La curiosità è una delle caratteristiche più certe e sicure di un intelletto attivo. La maggior parte delle volte mi capita di notare qualcosa che la maggior parte delle persone, per fretta o per distrazione, non vede neanche. E quando lo racconto agli amici scatta sicuramente una discussione sull’argomento: da qui l’illusione che ciò che mi balza agli occhi possa interessare molte più persone della mia cerchia di amici.
“Io non ho talenti straordinari. Sono solo appassionatamente curioso”
A. Einstein
Curiosità
Voglia di accrescere il proprio sapere o la propria esperienza; piacere del conoscere indiscrezioni o bizzarrìe – e per estensione, indiscrezione e bizzarrìa. Dal latino: [cura]
La tensione più fertile nell’universo dell’umanità prende il nome da una sollecitudine, da un progetto, – da una cura, insomma – che nasce da un presente senso della vita, di una vita vissuta coltivando, orizzonte negli occhi, un qualcosa con la Q maiuscola – spesso impronunciabile ma che, solo, ci dà senso.
La curiosità è l’attitudine a realizzare che dietro all’esperienza, per quanto faticosa, sta la saggezza serena, oltre l’informazione, per quanto fredda, sta il calore della conoscenza – così come dietro alla cura di ogni progetto traspare l’amore.
È una parola che va strappata al gossip e ai “sapevate che…?”, poiché è il più genuino appiglio per poter cambiare davvero la vita – e mai inflazionare qualcosa di così prezioso.
Essa presidia, curiosa, il senso della crescita e del cambiamento, e in lei stanno i significati del “Un’occhiata ai libri, due alla vita” di Goethe, e dello “Stay hungry, stay foolish” di Jobs.